3 Ottobre 2022

Mangiare pesce allunga la vita, anche quando si è già anziani.

Mangiare pesce allunga la vita, anche quando si è già anziani. A dirlo è uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine da un gruppo di ricerca della Harvard School of Public Health e dalla Washington University.*

La popolazione mondiale di età pari o superiore a 65 anni sta crescendo più rapidamente di tutte le fasce di età più giovani (1). Negli ultimi 50 anni l’invecchiamento della popolazione italiana è stato uno dei più rapidi tra i Paesi maggiormente sviluppati e si stima che nel 2050 la quota di ultra65enni ammonterà a circa il 36% della popolazione totale, con una prospettiva di vita media pari a 82,5 anni.**

Innanzitutto, per invecchiamento intendiamo una graduale riduzione nella funzionalità di numerosi processi fisiologici che si manifesta tipicamente intorno ai 60-65 anni; conseguenza negativa ma del tutto fisiologica del processo di invecchiamento è la progressiva perdita della componente muscolare e della sua funzionalità denominata sarcopenia. A sua volta la sarcopenia rappresenta uno dei fattori responsabili dello sviluppo della cosiddetta sindrome della fragilità, caratterizzata da un declino funzionale fisico e cognitivo. (2)

IL PESCE, UN ALLEATO PREZIOSO PER CONTRASTARE L’INVECCHIAMENTO E LA SINDROME DI FRAGILITA’

Ad oggi non esiste uno specifico trattamento per la sindrome della fragilità, per questo motivo fino ad ora la ricerca si è concentrata sulla prevenzione e sull’attenuazione dei sintomi sottolineando come l’approccio terapeutico nell’anziano debba tener conto anche di interventi di tipo nutrizionale.

Sebbene non si conosca ancora la dieta “ideale” per gli anziani, sembra chiaro che una dieta sana ed equilibrata possa essere utile per contrastare lo sviluppo della fragilità. Poiché la dieta mediterranea viene descritta come un fattore preventivo contro la fragilità, gli studiosi hanno analizzato l’associazione tra stato nutrizionale, assunzione di alimenti e dei loro nutrienti e lo sviluppo della fragilità: i fattori che sembrano esercitare un’influenza maggiore sono l’apporto di proteine, acidi grassi omega-3 e alcune vitamine, in particolare la vitamina D. (3)

I prodotti della pesca rappresentano per l’anziano un prezioso alleato per contrastare, o quantomeno rallentare, lo sviluppo della fragilità e sono quindi tra i gruppi alimentari da preferire settimanalmente : almeno 2 volte a settimana è la frequenza di consumo raccomandata per la popolazione generale adulta ma anche e soprattutto per quella anziana.

Il meccanismo alla base di questo impatto benefico derivato da un adeguato consumo di pesce è correlato alle proprietà dei nutrienti di cui è ricco. (1)

In primis, i prodotti della pesca sono una fonte di proteine ​​ad alto valore biologico, fondamentali per contrastare la perdita fisiologica della massa muscolare nei soggetti anziani. Le proteine infatti forniscono ai muscoli gli aminoacidi che stimolano la sintesi proteica a livello muscolare, pertanto un’adeguata assunzione di proteine ​​può prevenire l’atrofia del muscolo scheletrico, la ridotta crescita muscolare nonché il suo declino funzionale. Inoltre le proteine contenute nel pesce sono altamente digeribili, rendendo così il pesce un alimento adatto alle esigenze dei consumatori di ogni età, compresi gli anziani.

L’IMPORTANZA DEGLI ACIDI GRASSI OMEGA 3 E DELLA VITAMINA D

Al mantenimento della salute muscolare contribuisce anche la vitamina D, di cui sono particolarmente ricche alcune tipologie di pesce come aringhe, salmone, tonno, pesce spada, alici, latterini.

La carenza di vitamina D è molto diffusa tanto da essere considerata un problema di salute pubblica, soprattutto nella popolazione anziana (poco esposta alla luce solare che ne favorisce la sintesi). La vitamina D, nota soprattutto per il suo ruolo nel corretto sviluppo di ossa e denti, contribuisce anche allo sviluppo e alla crescita delle fibre muscolari migliorando così la sintesi proteica nei muscoli.

Oltre alle proteine ​​e alla vitamina D, anche gli acidi grassi omega-3 contenuti nel pesce sono correlati alla sarcopenia: le evidenze scientifiche mostrano che l’infiammazione, che fisiologicamente accompagna il processo di invecchiamento, potrebbe svolgere un ruolo nella genesi della sarcopenia e gli acidi grassi omega-3 con le loro proprietà anti-infiammatorie sarebbero in grado di contrastare la sarcopenia. Particolare attenzione è stata rivolta al ruolo degli omega-3 sulla massa e sulla funzione muscolare: l’assunzione di questi acidi grassi apportati con i prodotti della pesca rallenta la degradazione delle proteine ​​muscolari, aumentandone così la forza negli anziani (1). Questo ruolo protettivo esercitato dagli omega-3 si tradurrebbe quindi in un miglioramento delle prestazioni fisiche del soggetto anziano, in particolare un’aumentata mobilità e velocità di deambulazione (3).

Recentemente gli omega-3 si sono rivelati candidati promettenti nel campo della ricerca anche nel rallentamento del declino cognitivo e nella riduzione delle malattie neurodegenerative associate in particolare il morbo di Alzheimer. Gli omega-3 (soprattutto DHA -l’acido docosaesaenoico-) sono infatti precursori fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso in particolare per l’ippocampo, una struttura chiave per la memoria episodica che risulta generalmente alterata sia nell’invecchiamento fisiologico che negli anziani affetti da morbo di Alzheimer. Nell’anziano risulta quindi importante garantire un adeguato consumo dei prodotti della pesca settimanalmente, prediligendo il pesce azzurro (alici, aringhe, sardine, sgombri ecc.), anche per il mantenimento della cognizione e della memoria. 

Data la larga diffusione della sarcopenia e di queste patologie neurodegenerative, ritardare l’atrofia muscolare e il declino cognitivo anche solo di pochi anni con approcci abbastanza semplici come implementare il consumo del pesce può avere un grande impatto sulla salute della popolazione anziana (4).

Ricordiamo inoltre che nell’anziano il controllo dell’alimentazione è molto importante sia in assenza di malattia, in chiave preventiva, sia durante il manifestarsi di una determinata patologia. La dieta, intesa come un regime alimentare sano e bilanciato, deve infatti assumere un’importanza terapeutica paragonabile a quella degli altri presidi farmacologici specifici per la singola patologia.

Per approndimenti consultare:

  1. Alhussain et al. Association Between Fish Consumption and Muscle Mass and Function in Middle-Age and Older Adults. Front. Nutr. Nutrition and Sustainable Diets. 2021
  2. Landi et al. Protein Intake and Muscle Health in Old Age: From Biological Plausibility to Clinical Evidence. Nutrients. 2016
  3. Juan José Hernández Morante et al. Dietary Factors Associated with Frailty in Old Adults: A Review of Nutritional Interventions to Prevent Frailty Development. Nutrients. 2019
  4. Samieri et al. Fish Intake, Genetic Predisposition to Alzheimer Disease, and Decline in Global Cognition and Memory in 5 Cohorts of Older Persons. American Journal of Epidemiology, 2018

* https://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/alimentazione/2013/04/02/Mangiare-pesce-anziani-allunga-vita-2-2-anni_8491875.html

**https://www.epicentro.iss.it/ben/2012/aprile/2#:~:text=Negli%20ultimi%2050%20anni%20l,le%20donne)%20(6)

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